.....della muraglia difensiva di
Catania, muraglia eretta come difesa contro gli uomini, non contro
il vulcano, e inghiottirono in seguito una parte della città
prima di arrestarsi sul mare Jonio, ma perché molto violenta
fu l’attività esplosiva: si aprirono diverse bocche
e si formarono due coni a monte di Nicolosi, (Monti Rossi), i
più alti fra tutti quelli sparsi per la montagna. Il pendio
dell’Etna è infatti interrotto da centinaia di coni
secondari o crateri avventizi, formatisi in età preistorica,
storica o contemporanea. Fra questi molto belli sono i Monti Silvestri,
nati nel 1892, oggi purtroppo sfigurati, come la maggior parte
dei fianchi dell’Etna, da odiose costruzioni in cemento.
Al 1792 risale invece la formazione della Montagnola. Anche durante
l’attività del 1971 e 1974 si sono formati crateri
avventizi a Sud, ad Est e ad Ovest. Ciascuna eruzione può
dar luogo ad uno o più crateri.
Non bisogna poi dimenticare che, oltre ai coni avventizi tuttora
visibili, ne esistono, data l’attività permanente
del vulcano, altre migliaia sommersi sotto le colate successive
e l’alto spessore di lapilli e ceneri, che da millenni l’Etna
erutta costantemente. La montagna risulta peraltro formata da
questi coni, da queste colate e da questi cumuli di ceneri e l’accumularsi
dei prodotti eruttivi è rinforzato da una muraglia interna
di magma solidificato.
Queste muraglie sono chiamate dai geologi « Dyke »
e costituiscono il riempimento delle vecchie fessure, attraverso
le quali le rocce in fusione salgono, creando eruzioni in superficie.
Un esempio di tali muraglie, messe a nudo dall’erosione
è visibile, in modo spettacolare e fantastico, quando la
luminosità è favorevole, lungo le pareti della Valle
del Bove.
Questa valle, che si trova nel fianco orientale dell’Etna,
è una gigantesca anfrattuosità, lunga otto chilometri
e larga cinque, con un dislivello che raggiunge i 1.000 metri
in prossimità della muraglia che la circonda da Ovest,
da Sud e da Nord. Essa si apre sulla base dei grandi vulcani trisavoli
dell’Etna che si innalzarono nel passato, ad Est della base
dell’asse dell’attuale vulcano.
Visitare la valle è un’esperienza indimenticabile,
come altrettanto suggestiva e indimenticabile è l’ascensione
alla cima dell’Etna.
Ma perché l’ascensione del vulcano costituisca un
fatto bellissimo e irripetibile e non si trasformi invece in un
brutto ricordo, vorremmo dare qualche suggerimento al turista
che si accinge a compiere la salita.
E’ consigliabile infatti non fermarsi, se il tempo è
minaccioso e la visibilità è ridotta per la nebbia,
che rappresenta il pericolo maggiore, prima di aver raggiunto
la vetta o il punto prestabilito per poter godere qualche spettacolo
eccezionale, come le eruzioni laterali o lo scorrimento della
lava.
Non bisogna dimenticare che fa spesso molto freddo sulla vetta,
anche durante la stagione estiva, per cui è bene portare
tutto il necessario per coprirsi e ripararsi dal vento che soffia
spesso fortissimo e gelido sulla montagna, raggiungendo a volte
la velocità di 100 km. orari. Le calzature debbono essere
adatte ad una vera e propria ascensione alpina, non certo quelle
per le splendide spiagge siciliane.
Non vorremmo soffermarci sulla pericolosità delle esplosioni,
poiché il fenomeno è talmente evidente che solo
degli Incoscienti vi si espongono (o i vulcanologi, costretti
dalla necessità dei loro studi).
Molto importante è invece ricordare che il pericolo maggiore
che si può correre durante l’ascensione è
quello di perdersi nell’immensità delle pendici dell’Etna.
E’ bene quindi salire in gruppi numerosi, lasciando agli
esperti della montagna la gioia delle esperienze solitarie.
Se si è in comitiva, si perde molto, è vero, dello
spettacolo che l’Etna può offrire, ma, una volta
raggiunta la vetta è possibile a ciascuno isolarsi un poco
per poter contemplare la vastità dei panorami, gli scenari
grandiosi, gli spettacoli suggestivi e orridi delle immense voragini
e delle nere colate laviche di questa montagna che appare ai nostri
occhi come il simbolo della bellezza e della sua improvvisa negazione.
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