Vulcano Etna

Se da lontano colpisce la mole imponente del vulcano, che si leva di getto fino a 3.300 metri circa a ridosso del mare, da vicino meraviglia ed avvince il contrasto fra l’intensità delle culture, in basso, e il paesaggio nero, avvallato della zona alta, deserta che quasi per incanto si ammanta di candida neve nella stagione invernale. La grandiosa montagna si erge tra il mare, le vallate dei fiumi Alcantara e Simeto e la piana di Catania, coprendo un’area di circa 1600 chilometri quadrati, con un perimetro base di oltre trecento chilometri. Motivo di attrazione e di meraviglia, spunto di poesia e di miti per la fantasia degli antichi, che ne fecero la sede del dio Vulcano, l’Etna è il più grande vulcano d’Europa e uno dei più attivi del mondo. Per attivo non bisogna però intendere violento, ma in stato di frequente eruzione. Mentre infatti la maggior parte dei numerosissimi vulcani disseminati sulla Terra, alternano periodi di attività a lunghi periodi di quiescenza, soltanto una decina sono in stato di attività quasi permanente. A questi ultimi, dei quali possiamo citare lo Stromboli, il Niragongo, Ertà Ale, Yahue, Reventador, Sangaÿ, Erebus, appartiene anche l’Etna e probabilmente nell’avvenire, Kilanea, Mihara, Vesuvio, Kalco, Nyamlagira. L’attività sub-permanente del vulcano si concentra nel cratere centrale e nei crateri sub-terminali detti Bocca di Nord-Est, nata nel 1911, e Bocca Nuova, formatasi nel 1968. E’ verosimile che un giorno queste bocche possano essere rimpiazzate da altre che potranno aprirsi qua e là nella regione alta, lungo la linea delle importanti fratture SO - NE, che determinano l’esistenza stessa dell’Etna. Questa attività permanente è caratterizzata da colate laviche ed esplosioni più o meno frequenti e violente che si manifestano soprattutto attraverso il cratere centrale e quello di Nord-Est. La violenza eruttiva è condizionata principalmente dal livello magmatico in fusione che può fuoriuscire dai bordi del cratere e dopo poche ore scomparire, ridiscendendo a centinaia di metri di profondità. Le colate sono più o meno abbondanti, fluide e veloci e non scendono a più di 5 o 7 chilometri, sia da una parte che dall’altra, dal cono edificato dalla Bocca Nord-Est, che ne è la sorgente essenziale. Dalla Bocca Nuova non sono ancora fuoriuscite colate, mentre dal cratere centrale se ne sono avute soltanto durante le eruzioni terminali, peraltro molto rare in questo ultimo mezzo secolo, del 1949 e del 1964. Oltre all’attività sub-terminale permanente e alle eruzioni terminali, l’Etna presenta il fenomeno di eruzioni attraverso fratture radiali, che si aprono qua e là sui fianchi della grande montagna a qualsiasi altitudine. Queste eruzioni laterali, come quelle terminali o sub-terminali, sono di durata ed intensità differenti: talune si prolungano per periodi di circa un anno, come quella del 1950-51, che dalla Valle del Leone andò a distruggere la campagna di Milo e Fornazzo; altre si esauriscono nel giro di pochi giorni, come l’eruzione del gennaio-febbraio 1974, durata meno di un mese. Ma il fenomeno è sempre simile: provocata senza dubbio dalla spinta del magma, una fessura si apre radialmente, i gas, che si sprigionano con più o meno forza dal magma fuso, sfuggono dalla parte più alta trascinando numerosi spezzoni di lava fusa che ricadono intorno alla nuova bocca sotto forma di bombe e di scorie e si accumulano in cerchi conici alti da poche decine fino a centinaia di metri. Di questi cerchi l’Etna è disseminato dall’alto in basso, mentre a valle della frattura scorrono i fiumi di lava quasi completamente privi di gas. Alla sorgente le colate hanno una velocità che dipende sia dalla loro temperatura che dalla pendenza del terreno: nel 1950 alcune raggiunsero i 50 chilometri orari mentre nel 1974 non superarono i 30 metri. La distanza che le colate possono percorrere dipende dalla velocità iniziale, dalla massa che fuoriesce, dalla durata dell’eruzione e dalla pendenza riscontrata. Sull’Etna tuttavia questa distanza supera raramente i quindici chilometri e il più delle volte la lava si immobilizza dopo aver percorso dai sei ai dieci chilometri. Nel 1951 e nel 1971 le colate si sono fortunatamente fermate alla periferia di due comuni; nel 1669 e nel 1928 hanno invece distrutto, prima di fermarsi, ogni volta una città al loro passaggio: Catania nel XVII secolo e Mascali nel XX. L’eruzione laterale del 1669 è la più famosa delle eruzioni storiche dell’Etna, non solo perché le sue larghe colate passarono al di sopra...continua